La questione se esista vita oltre la Terra è una delle questioni più durature della scienza. Sebbene le prove di una vita extraterrestre complessa rimangano sfuggenti, alcuni organismi hanno dimostrato una notevole capacità di sopravvivere – e persino prosperare – nelle dure condizioni dello spazio. Questa non è semplicemente fantascienza; è un campo di ricerca attiva con implicazioni su come comprendiamo le origini della vita e la possibilità della panspermia, la teoria secondo cui la vita si diffonde nell’universo tramite i microbi.
Gli estremofili: i viaggiatori più resistenti della vita
La chiave per sopravvivere nello spazio non è prosperare in un ambiente confortevole; si tratta di sopportare condizioni estreme. Le radiazioni, il vuoto dello spazio e le temperature che oscillano selvaggiamente tra il caldo torrido e il freddo gelido pongono sfide immense. Tuttavia, diversi organismi si sono dimostrati capaci di resistere a questi ostacoli.
Un esempio straordinario è il tardigrado, noto anche come orso acquatico. Queste creature microscopiche, appena visibili a occhio nudo, possono entrare in uno stato dormiente, spegnendo il loro metabolismo per sopravvivere alla disidratazione estrema, all’esposizione alle radiazioni e persino al vuoto dello spazio. Esperimenti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale hanno confermato che i tardigradi possono resistere a un’esposizione prolungata a queste condizioni, riprendendosi al ritorno sulla Terra.
Batteri: sopravvissuti onnipresenti
Anche i batteri, organismi unicellulari presenti ovunque sulla Terra, hanno mostrato una resilienza sorprendente. Alcune specie possono sopravvivere nella stratosfera, lo strato dell’atmosfera sopra il quale volano gli aerei, e persino all’esterno delle navicelle spaziali. La loro capacità di formare spore (strutture protettive e dormienti) consente loro di resistere alle radiazioni e alle temperature estreme per periodi prolungati.
Non si tratta solo di sopravvivenza. La presenza di batteri nello spazio solleva interrogativi sul potenziale della vita di viaggiare tra i pianeti. La teoria della panspermia suggerisce che la vita potrebbe aver avuto origine altrove ed essere stata seminata sulla Terra tramite asteroidi o comete.
Altri viaggiatori inaspettati
Oltre ai batteri e ai tardigradi, altri organismi hanno dimostrato una resistenza inaspettata. I licheni, una miscela simbiotica di funghi e alghe, possono sopravvivere nel vuoto dello spazio per brevi periodi. È stato dimostrato che il muschio e perfino alcuni tipi di funghi resistono all’esposizione alle radiazioni meglio di quanto si pensasse in precedenza.
È importante notare che sopravvivere non significa necessariamente prosperare. L’esposizione allo spazio rappresenta ancora un rischio per gli organismi, in particolare a causa dei danni da radiazioni a lungo termine. Tuttavia, la capacità di queste forme di vita di resistere anche a brevi periodi nello spazio evidenzia la notevole adattabilità della vita.
Le implicazioni per l’esplorazione spaziale
La scoperta che la vita può sopravvivere nello spazio ha implicazioni pratiche per l’esplorazione planetaria. Prevenire la contaminazione di altri pianeti con organismi terrestri è una delle principali preoccupazioni. Comprendere come i microbi sopravvivono in condizioni estreme potrebbe aiutare a sviluppare migliori protocolli di sterilizzazione per i veicoli spaziali.
Più in generale, la persistenza della vita negli ambienti più difficili suggerisce che l’universo potrebbe pullulare di organismi molto più resilienti di quanto immaginassimo in precedenza. La questione non è più se la vita possa sopravvivere nello spazio, ma dove altro potrebbe già nascondersi.






























