Chiusura dello Stretto dell’Iran: l’imminente shock dei fertilizzanti e il rischio alimentare globale

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Una potenziale chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, che si intensificherebbe nel contesto del conflitto in corso, rappresenta una minaccia molto più grande del semplice aumento dei prezzi del petrolio. L’interruzione scatenerebbe uno “shock da fertilizzanti” – un improvviso aumento dei costi e della scarsità dei fertilizzanti – con conseguenze potenzialmente devastanti per la sicurezza alimentare globale. Questa non è semplicemente una crisi energetica; è un rischio sistemico per l’agricoltura e l’approvvigionamento alimentare mondiale.

Il fondamento dell’agricoltura moderna: l’azoto sintetico

L’agricoltura moderna fa molto affidamento sui fertilizzanti sintetici a base di azoto, in particolare sull’urea, creati attraverso il processo Haber-Bosch. Questa rivoluzione chimica, sviluppata all’inizio del XX secolo, ha trasformato l’agricoltura consentendo la produzione di massa di ammoniaca dal metano. Senza questo processo, i raccolti globali crollerebbero, rendendo impossibile nutrire la popolazione odierna. Circa un terzo del commercio mondiale di urea passa attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendolo un’arteria vitale per l’intero sistema.

Il ruolo centrale del Golfo Persico nella produzione di fertilizzanti

La regione del Golfo Persico è posizionata in modo unico come uno dei principali produttori di fertilizzanti grazie alle sue riserve di gas naturale a basso costo e a decenni di investimenti di capitale in impianti di ammoniaca e urea, principalmente orientati all’esportazione. Nazioni come il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti dominano questo commercio. La chiusura di Hormuz paralizzerebbe non solo le esportazioni di petrolio e gas, ma anche il flusso fisico di fertilizzanti e di gas naturale liquefatto (GNL) necessari per produrli altrove.

Gli impatti immediati e a lungo termine

Le interruzioni iniziali includerebbero spedizioni ritardate o proibitive di ammoniaca, urea e GNL. Tuttavia, il vero pericolo risiede nei mesi successivi. Gli acquisti di fertilizzanti raggiungono il picco prima della stagione della semina, il che significa che settimane di ritardo possono essere critiche. Gli agricoltori possono trovarsi di fronte a scelte impossibili: pagare prezzi esorbitanti, ridurre l’uso di fertilizzanti o alterare i raccolti. Anche piccole riduzioni nell’applicazione di azoto portano a perdite di rendimento sproporzionatamente elevate, potenzialmente milioni di tonnellate di raccolti.

Dipendenza globale dalle importazioni di fertilizzanti

Molti paesi sono lungi dall’essere autosufficienti nella produzione di fertilizzanti. L’India fa molto affidamento sul GNL del Golfo Persico per i suoi impianti nazionali di urea, mentre il Brasile dipende dai fertilizzanti azotati e fosfatici importati per i suoi raccolti di soia e mais. Anche gli Stati Uniti, uno dei principali produttori, importano ammoniaca e urea per soddisfare la domanda. Nell’Africa sub-sahariana, dove l’uso di fertilizzanti è già basso, l’impennata dei prezzi peggiorerebbe l’insicurezza alimentare.

Oltre l’azoto: le catene di approvvigionamento dello zolfo

Lo shock non si limiterebbe all’azoto. Lo zolfo, un nutriente essenziale, è in gran parte un sottoprodotto della lavorazione del petrolio e del gas. L’interruzione delle spedizioni di energia attraverso Hormuz ridurrebbe anche la produzione di zolfo, limitando ulteriormente la produzione di fertilizzanti. La produzione di azoto sintetico è continua e strettamente legata ai mercati energetici; qualsiasi interruzione limita immediatamente l’offerta. Senza di essa, il mondo potrebbe nutrire solo una frazione della sua popolazione.

Fragilità del sistema e alternative limitate

Spostare la produzione di fertilizzanti non è una soluzione rapida. La costruzione di nuovi impianti di ammoniaca richiede anni e una significativa contrazione delle esportazioni dal Golfo Persico non può essere facilmente compensata. I prezzi aumenterebbero, i flussi commerciali verrebbero reindirizzati e gli agricoltori prenderebbero decisioni sulla semina in condizioni di estrema incertezza. L’inflazione dei prezzi alimentari, storicamente legata ai disordini sociali, potrebbe intensificarsi. Le banche centrali potrebbero sottovalutare il contributo della scarsità di fertilizzanti all’aumento complessivo dei prezzi perché il calo dei raccolti richiede mesi prima che diventi evidente.

Una minaccia silenziosa: lo shock dei fertilizzanti

Sebbene gli embarghi petroliferi siano un rischio noto, le conseguenze di uno shock sui fertilizzanti sono meno immediate ma potenzialmente più destabilizzanti. I mercati energetici possono assorbire gli shock attraverso riserve e sostituzioni, ma il sistema alimentare globale dispone di buffer molto più limitati. Una chiusura prolungata di Hormuz non si limiterebbe a rivalutare il greggio; metterebbe alla prova il ciclo industriale dell’azoto che è alla base della civiltà moderna.

Il petrolio alimenta le automobili; l’azoto alimenta le colture. Se lo Stretto di Hormuz dovesse chiudere, il prezzo più grave potrebbe non essere il greggio Brent ma il costo per nutrire il mondo.