Una personalità virale di TikTok conosciuta come “Bush Legend” – che si presenta come un uomo aborigeno che condivide fatti sugli animali nativi – è interamente generata dall’intelligenza artificiale, scatenando il dibattito sulla “faccia nera digitale” e sull’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale per rappresentare le culture indigene. L’account, attivo su TikTok, Facebook e Instagram, utilizza immagini create dall’intelligenza artificiale di un uomo in abiti tradizionali insieme a musica ispirata al didgeridoo, inducendo in errore molti spettatori a credere di interagire con autentici contenuti indigeni.
L’illusione dell’autenticità
Il creatore dell’account dichiara esplicitamente che il contenuto è generato dall’intelligenza artificiale nella descrizione dell’utente, ma questo dettaglio viene facilmente trascurato dagli scroller occasionali. Molti video presentano filigrane o didascalie AI che ne riconoscono la natura sintetica, ma una parte significativa del pubblico rimane inconsapevole. Il personaggio inventato ha raccolto reazioni positive, con alcuni che hanno paragonato l ‘”energia” dell’IA a quella di Steve Irwin. Tuttavia, questo entusiasmo è diretto verso una costruzione completamente artificiale.
Mancanza di responsabilità e rispetto culturale
Questo fenomeno evidenzia una tendenza crescente: l’intelligenza artificiale viene utilizzata per simulare popolazioni, conoscenze e culture indigene senza alcuna responsabilità da parte della comunità. Sebbene l’account in sé sia privo di danni diretti, contribuisce a creare un ambiente in cui i commenti razzisti prosperano accanto ad esso, con alcuni utenti che elogiano la personalità dell’IA e allo stesso tempo denigrano i veri individui indigeni. Il creatore, con sede in Nuova Zelanda, non ha alcun collegamento apparente con le comunità aborigene o isolane dello Stretto di Torres la cui somiglianza viene sfruttata.
La risposta sprezzante del creatore – “Se questo non fa per te, amico, scorri e vai avanti” – non riesce ad affrontare le preoccupazioni etiche sottostanti. L’insistenza nell’utilizzare una somiglianza codificata dagli aborigeni per storie generiche di animali solleva interrogativi sull’intento e rafforza il problema dell’appropriazione estrattiva.
Proprietà culturale e intellettuale indigena a rischio
L’intelligenza artificiale generativa rappresenta una nuova minaccia per i diritti di proprietà culturale e intellettuale indigena (ICIP), espandendosi oltre l’istruzione e la governance verso spazi digitali non regolamentati. La mancanza di coinvolgimento degli indigeni nella creazione dell’IA e il costo ambientale delle infrastrutture dell’IA aggravano ulteriormente questi problemi. Il piano nazionale sull’intelligenza artificiale offre poco in termini di regolamentazione significativa, lasciando vulnerabile l’autodeterminazione degli indigeni.
L’ascesa dell’intelligenza artificiale “Blakface”
La facilità con cui l’intelligenza artificiale può ora fabbricare personaggi indigeni facilita una nuova forma di “AI Blakface”: rappresentazioni superficiali e stereotipate prive di profondità culturale. Queste figure generate dall’intelligenza artificiale spesso indossano gioielli culturali o simulano vernice ocra, appropriandosi di pratiche sacre senza comprensione o rispetto. Questo colonialismo algoritmico dei coloni perpetua la violenza digitale contro le popolazioni indigene, consentendo alle entità non indigene di trarre profitto finanziario dalla conoscenza rubata.
Cosa si può fare?
Aumentare l’intelligenza artificiale e l’alfabetizzazione mediatica è essenziale per distinguere il vero dal falso online. Supportare autentici creatori di contenuti indigeni, come @Indigigrow, @littleredwrites o @meissa, è fondamentale. Prima di interagire con i contenuti online, chiediti: È generato dall’intelligenza artificiale? È qui che dovrebbe andare il mio supporto?
L’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale per simulare le culture indigene rappresenta una pericolosa escalation di appropriazione digitale, diminuendo l’autodeterminazione e rafforzando stereotipi dannosi. L’impegno critico e il sostegno alle vere voci degli indigeni sono vitali per contrastare questa tendenza.





























