Le ultime roccaforti dei Neanderthal: adattarsi alla sopravvivenza, non solo al freddo

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Per decenni, i Neanderthal sono stati descritti come ominini adattati al freddo, resistenti sopravvissuti dei paesaggi glaciali. Ma le prove archeologiche emergenti dipingono un quadro diverso: I Neanderthal non erano necessariamente costruiti per il freddo, ma piuttosto adattati agli ambienti in cui potevano sopravvivere. Studi recenti rivelano che i loro rifugi finali non erano il nord ghiacciato, ma i paesaggi più caldi e stabili dell’Europa meridionale, suggerendo una storia più complessa e resiliente di quanto precedentemente compreso.

Sfidare il mito dell’adattamento al freddo

L’ipotesi di lunga data secondo cui i Neanderthal prosperavano in condizioni gelide è stata scossa da analisi anatomiche dettagliate. Uno studio sull’Uomo di Altamura, un Neanderthal italiano straordinariamente conservato, non ha trovato strutture nasali specializzate per riscaldare l’aria inalata, una caratteristica un tempo ritenuta universale tra questi ominidi. Il ricercatore Todd Rae ha affermato senza mezzi termini che l’idea che i Neanderthal si siano adattati al freddo è una “completa assurdità”, lasciando intendere che lottassero con il freddo tanto quanto farebbero gli esseri umani moderni.

Questa rivelazione è in linea con l’evidenza che i Neanderthal furono probabilmente i primi a padroneggiare il fuoco controllato già 400.000 anni fa nell’Inghilterra meridionale. La capacità di creare il fuoco non è stata solo un salto tecnologico; era una necessità comportamentale per la sopravvivenza in climi a cui i loro corpi non erano naturalmente adatti.

Rifugi del Sud: un clima stabile per la sopravvivenza

Con l’intensificarsi dei periodi glaciali, i Neanderthal si ritirarono dall’Europa settentrionale e orientale, consolidandosi nella penisola iberica e nell’Europa meridionale. Queste regioni offrivano un vantaggio cruciale: la relativa stabilità climatica. Uno studio condotto nel nord-est della Spagna ha dimostrato che l’area rimase calda e umida tra 215.000 e 10.000 anni fa, protetta dall’influenza del Mediterraneo. Questa stabilità fornì un rifugio in cui i Neanderthal potevano persistere più a lungo che in ambienti più difficili e volatili.

La documentazione archeologica lo supporta. Siti come la grotta di Lazaret in Francia rivelano che i Neanderthal cacciavano uri, cervi rossi e lupi in paesaggi boscosi, non in sterili lastre di ghiaccio. La Cova del Gegant in Spagna mostra una dieta ricca di specie forestali e arbustive, compresi gli uccelli migratori, indicando un ecosistema diversificato che li ha sostenuti ben oltre ciò che uno stile di vita puramente adattato al freddo consentirebbe.

Adattarsi al cambiamento: gli ultimi giorni

Anche se il loro raggio d’azione si è ridotto, i Neanderthal hanno dimostrato adattabilità. A Riparo l’Oscurusciuto in Italia, le prove mostrano che hanno cambiato le loro fonti di combustibile, bruciando più erba mentre i boschi diminuivano circa 42.800 anni fa. Questa non era disperazione; era una risposta calcolata al cambiamento ambientale, dimostrando la loro capacità di flessibilità comportamentale.

Le loro resistenze finali, come Cova Eirós in Spagna, rivelano il continuo successo nella caccia alla selvaggina di grandi dimensioni, tra cui cervi rossi e persino orsi delle caverne. Sebbene le prove dirette delle loro abitudini di caccia siano scarse, la presenza di segni di macellazione sulle ossa suggerisce un uso pratico ed efficiente delle risorse disponibili.

Pratiche culturali e fine della linea

La questione della cultura di Neanderthal rimane complessa. A differenza di altri siti, le pratiche di sepoltura iberiche dei Neanderthal non sono chiare; alcuni resti sono stati trovati nei pozzi delle caverne, forse come forma di deposizione naturale, mentre altri potrebbero essere stati soggetti a cannibalismo funerario, una pratica vista in modo diverso a seconda delle culture.

Il capitolo finale dei Neanderthal è segnato da cambiamenti ambientali. Un clima secco avvenuto circa 39.000 anni fa probabilmente mise a dura prova le loro risorse, anche se non fu l’unica causa della loro estinzione. L’incrocio con gli esseri umani moderni e l’arrivo di una nuova specie dominante hanno giocato un ruolo cruciale nella loro scomparsa.

In definitiva, i Neanderthal non erano semplicemente vittime del freddo; erano ominini adattabili che persistettero per centinaia di migliaia di anni, innovando e cambiando fino alla fine. La loro eredità genetica sopravvive in molti esseri umani moderni, a ricordare che la storia della nostra specie non è quella di una semplice sostituzione, ma di interazione complessa e influenza duratura.