Il meteo spaziale potrebbe aver oscurato i segnali alieni, suggerisce una nuova ricerca

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Per decenni, la Search for Extraterrestrial Intelligence (SETI) ha scansionato il cosmo alla ricerca di prove di vita aliena, principalmente ascoltando trasmissioni radio deliberate. Tuttavia, una nuova analisi suggerisce che un fattore precedentemente trascurato – la meteo spaziale – potrebbe aver oscurato questi segnali, rendendoli più deboli e più difficili da rilevare. I risultati non significano che le ricerche precedenti siano state inutili, ma che i metodi utilizzati potrebbero aver bisogno di essere perfezionati.

Il problema con i segnali a banda stretta

Tradizionalmente, i ricercatori SETI si aspettavano che le trasmissioni aliene fossero segnali radio nitidi e concentrati in gamme di frequenza ristrette. Il presupposto era che le civiltà avanzate avrebbero tentato di comunicare tramite trasmissioni mirate, simili a come operavano le prime radio sulla Terra. Tuttavia, questo approccio potrebbe essere errato. La nuova ricerca indica che i segnali che viaggiano attraverso vaste distanze interstellari possono essere “sfocati” o ampliati dai venti di plasma emessi dalle stelle, riducendone di fatto la rilevabilità.

I ricercatori del SETI Institute hanno calcolato come i venti solari distorcono i segnali radio all’interno del nostro sistema solare. Estrapolando questi effetti ad ambienti stellari distanti, hanno scoperto che anche un segnale relativamente stretto da 100 megahertz potrebbe essere sufficientemente ampliato da scendere al di sotto delle soglie di rilevamento. Gli eventi meteorologici spaziali – brillamenti solari, espulsioni di massa coronale – possono esacerbare questa distorsione, rendendo i segnali già deboli ancora più difficili da identificare.

Un cambiamento nel modo di pensare alla comunicazione aliena

I risultati sono in linea con un crescente consenso secondo cui è improbabile che l’attesa di trasmissioni accidentali dia risultati. Le civiltà sufficientemente avanzate da trasmettere segnali attraverso distanze interstellari probabilmente utilizzano metodi di comunicazione più sofisticati, come le tecniche a banda larga o a spettro esteso, che trasportano molti più dati.

Simon George, ricercatore del SETI, sottolinea che la Terra stessa si è allontanata dalle trasmissioni radiofoniche ristrette. “L’idea che una civiltà intelligente possa inviare tali segnali sta diventando obsoleta… c’è stato un passaggio drammatico verso la banda larga.”

Tecnologia migliorata e prospettive future

Nonostante le sfide, la nuova ricerca non significa necessariamente che la ricerca della vita extraterrestre sia stata una perdita di tempo. Invece, suggerisce che le ricerche passate potrebbero aver mancato di prove e che gli sforzi futuri saranno meglio attrezzati per avere successo.

I progressi nella potenza di calcolo e nell’intelligenza artificiale stanno migliorando la nostra capacità di filtrare il rumore ed estrarre segnali deboli dalla radiazione di fondo. John Elliott dell’Università di St. Andrews osserva che stiamo cercando attivamente da poco più di 50 anni – “un batter d’occhio” in termini cosmici. Dato il rapido ritmo del progresso tecnologico, è probabile che le possibilità di successo aumenteranno notevolmente nei prossimi secoli.

Strategie di ricerca attiva e passiva

Mentre SETI si concentra principalmente sull’ascolto passivo dei segnali, altri gruppi, come l’organizzazione Messaging Extraterrestrial Intelligence (METI), sostengono un approccio attivo: trasmettere segnali verso potenziali mondi alieni. Il dibattito sull’opportunità di “gridare nel vuoto” o attendere una risposta evidenzia l’incertezza che circonda la comunicazione extraterrestre.

In definitiva, la nuova ricerca serve a ricordare che le nostre ipotesi sulla vita aliena potrebbero limitare la nostra ricerca. Tenendo conto degli effetti della meteorologia spaziale e adottando metodi di rilevamento più sofisticati, potremmo finalmente avere una possibilità di stabilire un contatto.